14 Nov 2014

Social Street e promozione del territorio


Esperienze condivise, voglia di socialità e promozione del territorio dal basso; questo e molto altro rappresentano oggi le varie social street nate in tutta Italia.

Sono attualmente 358 e raccolgono gruppi eterogenei di utenti facebook accomunati dal domicilio e dalla voglia di vivere insieme determinate esperienze .

La prima social street nasce a Bologna in via Fondazza per rispondere ad un bisogno di socialità: “Dove posso trovare dei compagni di gioco per mio figlio?” era questo il dubbio di Federico Bastiani, il quale si rivolge a facebook (da molti considerato lo strumento anti-sociale per eccellenza) e ai suoi vicini di casa.

«Le social street nascono per un desiderio di socialità, per il desiderio di relazionarsi con chi sta a 10 metri da casa tua, dovremmo chiederci, perchè ignorarsi e fare la propria vita e non relazionarsi con chi vedi tutti i giorni? secondo me ciò che dovrebbe essere normale è diventato anormale, in una società che ha perso molti dei propri valori, social street vuole semplicemente fare un passo indietro» spiega Federico in una sua intervista.

In questa dinamica Facebook diventa un catalizzatore di relazioni iniziali, ci facilita i contatti , ottimizza i tempi e prepara la strada al passo successivo, quello della socialità reale.

Infatti nelle social street le relazioni virtuali rappresentano solo la prima parte, ne segue sempre una successiva fatta di contatti umani, incontri in piazza e materiale condivisione di beni, servizi e tempo. Così nelle social street oltre ad organizzare eventi per tutelare il territorio, pranzi e cene in comune, si aiutano gli iscritti a trovare una nuova casa, si offre il proprio tempo e si scambiano professionalità e conoscenze , si promuove la sharing economy e infine ci si incontra per raccontare il territorio.

Questo è quello che è successo in una social street di MilanoResidenti in San Gottardo, Via Meda e dintorni” che dopo primi incontri organizzativi danno vita ad una festa nel quartiere per conoscersi e passare dal virtuale al reale, ed organizzano un  social tour: un giro per le vie del quartiere, guidati dalla curiosità di scoprire e ri-scoprire le bellezze culturali, storiche, artistiche, architettoniche della zona. A tal proposito Federico ci offre il suo parere:  «In Corso San Gottardo, Via Meda come in altre social street i social trekking non sono partiti perchè si voleva far conoscere meglio il posto dove si vive, piuttosto era un'occasione per passare dal "virtuale al reale al virtuoso": l'iniziativa di SanGottardo-Meda con questa iniziativa ha preso in pieno queste tre parole. In Via Fondazza abbiamo organizzato un incontro con gli anziani della strada per farci raccontare come era la strada nel dopoguerra e conoscere meglio come era il nostro territorio, ma anche qui questo obiettivo era secondario, l'obiettivo primario era coinvolgere e socializzare con le persone che non hanno facebook (gli anziani), insomma, tutto quello che smuove le SocialStreet devono avere un fine sociale che indirettamente poi possono anche arrivare alla valorizzazione del territorio perchè ricordiamoci che social street ha una forte entità territoriale, non a caso ho scelto la parola "street" perchè volevo delimitare il territorio per far emergere il sentimento di appartenenza»

Quindi quello di Gottardo-Meda un percorso non precostituito ma esplorativo, supportato dalla curiosità, e, soprattutto, lontano dall’abitudine stressante del ritmo lavorativo, causa spesso di disattenzione verso le  bellezze che quotidianamente ci circondano.

A Gottardo-Meda chi meglio conosceva il territorio lo ha raccontato al resto del gruppo, la memoria storica è stata condivisa con le nuove generazioni e con i nuovi abitanti della social street; così da essere salvaguardata e mantenuta viva.

La condivisone dei saperi è un gioco che fa vincere tutti;  vincono i narratori che hanno la possibilità di far conoscere particolarità spesso dimenticate, vince chiaramente chi ascolta perché aumenta il suo bagaglio culturale ma soprattutto vince il territorio perché da oggi in poi potrà contare su un numero sempre maggiore di cittadini, pronti a tutelarlo e promuoverlo. Quindi benefici per tutti a costo zero…e la città ringrazia!

Per ultimo chiediamo a Federico Bastiani quale potrebbe essere il futuro delle Social Street: «le social street vorrei rimanessero con le spirito orginale con cui le ho pensate, quindi lontane dalla politica e dall'economia, ma centrate sul valore sociale di questo progetto che è un progetto di lungo termine perchè come sanno bene i socialstreetter creare relazioni e fiducia reciproca fra vicini richiede tempo e pazienza. Nelle social street non girano soldi, ci si basa sulla gratuità ed il non avere risorse deve essere una risorsa perchè cosi le persone si uniscono ancora di più cercando insieme di raggiungere i propri progetti potendo contare sulla partecipazione, dove ognuno può dare il suo contributo, dove non c'è una struttura, ma tutto nasce dal basso...ecco, questo può diventare un nuovo modello economico sociale alternativo ai modelli che ci hanno guidato fino adesso e penso che il messaggio social street sia un messaggio potente, un "movimento" senza un leader, senza finanziamento, senza politica..ma che cresce dal basso con l'obiettivo di ricreare senso di comunità e creare beni relazionali..beh, social street potrebbe dare un bel contributo nel costruire una società migliore, dove spesso la politica non può o non sa arrivare»

 

LUCA L. by kissItaly


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